exVuoto Teatro

UN COMPLEANNO LUNGO UNO SPETTACOLO

Un Coniglio, solo è un grottesco e irriverente tentativo di scardinare i concetti di giusto e buono. Lo spettacolo affronta con un’allegoria da cartone animato e con i toni di una dark comedy, il crescente fenomeno degli hikikomori e del ritiro sociale per cominciare a mettere in discussione alcuni dei valori fondanti la nostra società.
Hikikomori è un termine giapponese che significa letteralmente “stare in disparte” e che viene usato per definire tutti quegli individui, prevalentemente sotto i 35 anni di età, che scelgono deliberatamente di isolarsi e di escludersi dalla società.

 

Un ragazzo è seduto davanti al pc nella sua stanza, nel giorno del suo compleanno. In casa, con lui, vive la sua Fata madrina: ogni anno, da anni, cerca in tutti i modi di convincerlo a festeggiare il suo compleanno. Questa è la sua missione: farlo crescere. Il ragazzo tergiversa, non soffia sulle candeline perché non sa che desiderio esprimere. Costringe la fata a giocare con lui, ancora una volta: l’ultima. Questo tiro alla fune continua da anni. Il ragazzo, nel tentativo di fermare il tempo, non vuole festeggiare. Ogni volta la fata è sempre più stanca, il ragazzo sempre più immobile. Fuori qualcuno continua a bussare alla porta di casa ad ogni compleanno: è Fata matrona, quella che – a dire di Fata madrina – esaudisce i desideri “sbagliati”. Cosa desidera in realtà il ragazzo? Cosa terrorizza Fata madrina? Chi è Fata Matrona? Sarà lei a sottrarre dal tempo il ragazzo, consegnandolo a un’eterna pausa? Fata madrina riuscirà a salvarlo? Chi è l’eroe di questa storia?

A exvUoto teatro piace raccontare fiabe (soprattutto agli adulti). Un coniglio, solo è una fiaba che pone delle domande sul desiderio di non scegliere. Attingiamo all’immaginario buonista e naif dei personaggi Disney e al chiasso iperbolico dei cartoni della Warner. Abbiamo disegnato tre personaggi: il ragazzo, l’immancabile Fata madrina dai capelli turchini, incarnazione delle regole e della buona educazione, e Fata matrona, personificazione dell’inevitabile.
Siamo tutti immersi nella narrazione di un mondo al collasso, di un’umanità in pericolo di vita. Ma nonostante questo vige ancora la spietata regola del successo personale. Quali possibilità di azione rimangono a quelli che non sono giovani e determinati come, ad esempio, Greta Thunberg? Cosa succede a quelli che non riescono a reagire e vengono sopraffatti? Cosa succede a chi subisce la pressione che ci spinge a essere sempre tutti performativi? Che possibilità possono esserci per chi voglia sottrarsi a tutto questo?
In Un Coniglio, solo parliamo di chi è fermo e si guarda attorno. Raccontiamo una fuga dal reale, che è però anche la perenne esitazione del primo passo: un paradosso.

Lavorando su queste idee ci siamo resi conto che quello che stavamo raccontando era una metafora per descrivere il fenomeno del ritiro sociale e degli hikikomori. Non eravamo partiti con la volontà di raccontare questa deriva patologica, ma di raccontare noi stessi, i nostri dubbi, le nostre esitazioni, la nostra paura di spiccare il volo. Ma la cosa ci è piaciuta, perché aggiunge una nuova chiave di lettura. E così abbiamo coinvolto nella scrittura anche dei nostri giovani allievi di teatro di età compresa tra i 16 e i 26 anni, appartenenti alla fascia di età in cui si manifesta questa fuga dalla società. Ci hanno raccontato le loro manie, le loro fobie, hanno parlato della loro vita come fosse il loro film preferito. Vogliamo comporre uno spettacolo che parli prima di tutto la lingua di queste nuove generazioni.

 

di Andrea Dellai
con Ermelinda Nasuto, Andrea Dellai
scene e costumi Fabio Carpene
parrucche in gomma e oggetti scenici Michela Cannoletta
luci Manuel Garzetta
visual e sound design Andrea Santini
regia Tommaso Franchin

una produzione exvUoto teatro
con il sostegno di Dedalofurioso Soc.Coop., Dueville (VI) – Teatro Le Forche, Massafra (TA) – Qui e Ora Residenza Teatrale, Milano – Theama Teatro – Teatro Bixio, Vicenza – La Piccionaia, Vicenza

consulenza scientifica Psicologa Dott.ssa Giulia Rossetto

membro dell’associazione Hikikomori Italia


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