laboratorio teatrale
a cura di Nicola Andretta

Quando pensiamo all’uscita è perché siamo in un labirinto.
Tutti abbiamo un nostro personale labirinto da dove non riusciamo a fuggire, una serie di vicoli ciechi che incontriamo nella vita che ci sbarrano la strada, ci obbligano a cambiare direzione verso percorsi sconosciuti oppure a ripercorre i nostri passi in cerca del preciso momento in cui abbiamo preso la decisione sbagliata, per cambiarla sperando che ci porti verso l’uscita. Siamo persi, intrappolati nelle nostre abitudini, nei nostri vizi, nel nostro lavoro, nelle nostre relazioni, nella nostra testa. Il labirinto è la malattia dell’uomo contemporaneo, costretto a cercare l’inaspettato in posti che sembrano tutti uguali, facendo le stesse cose, gli stessi errori, sperando un giorno di trovare l’uscita, di essere liberi.

Ma esiste l’uscita? C’è un modo per trovarla e lanciarsi incontro al nuovo, all’ignoto? Vogliamo veramente uscire? Nel momento in cui costruiamo il nostro personale labirinto e decidiamo di entrarvi, vogliamo veramente trovare l’uscita? O preferiamo forse abbandonarci all’abitudine e restare uguali a noi stessi, piuttosto che rischiare l’incognita dell’essere liberi? Se il labirinto è la nostra mente, costantemente lo arrediamo di strutture e sovrastrutture per sfuggire alla costante inadeguatezza dell’essere umani.

Questo è un laboratorio aperto a tutti, a quelli che sono entrati e ancora stanno vagando.
Sarà un laboratorio di creazione, ricostruiremo attraverso parole ed immagini il nostro personale labirinto, lo percorreremo insieme fino a metterlo in scena per una breve restituzione aperta al pubblico.
A ogni partecipante sarà richiesto di portare un oggetto che rappresenti in maniera concreta o simbolica il labirinto in cui si sente imprigionato.

Nicola Andretta
Nato a Cittadella il 13/04/1988.
Attore, regista e adattatore dei testi della compagnia Bestoj. Si è diplomato all’accademia del Teatro Stabile del Veneto nel 2010. Laureato in Lettere moderne all’università di Padova con una tesi su Finale di partita di S. Beckett, è stato membro fondatore della compagnia padovana Amor Vacui, ha lavorato in radio e fondato Lahar Magazine, una rivista indipendente. Ha studiato, tra gli altri, con M. Civica, F. Viscardi, C. Brie e C. Pezzoli. Recentemente ha recitato in Zio Ivan, regia di Alice Spisa e prodotto da teatro Argot e ne La fabbrica della felicità, regia di Irene Canali, spettacolo vincitore Testinscena 2017.

Bestoj
La compagnia Bestoj nasce nel 2015 per un’idea congiunta di Maria Chiara C.Pederzini, Nicola Andretta e Alice Spisa, e opera nel territorio veneto nell’ambito del teatro e della performance. Bestoj è composta da artisti under 35, e collabora con l’esterno esattamente come un cervello funziona in temperatura di crisi: cerca connessioni, legami, scambi di informazioni. Con la regia di Maria Chiara C. Pederzini, la compagnia è finalista al bando Giovani registi della Biennale di Venezia 2017.


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